Nel 1994, alla Conferenza Mondiale di Salamanca, l’UNESCO, affrontando il tema dei bisogni educativi speciali afferma l’inclusione come la prospettiva efficace per affrontare le difficoltà educative riconducibili ai Bisogni Educativi Speciali (BES). Ma che cos’è concretamente l’inclusione?
L’inclusione è, innanzitutto, una scelta politica, etica e culturale della scuola, che si orienta verso un ambiente educativo che accoglie tutti, dà a tutti l’opportunità di partecipare, non separa e non esclude, ma al contrario valorizza le differenze di ciascuno, attuando strategie speciali, specificamente pensate per andare incontro alle difficoltà di chi presenta ostacoli o difficoltà con le modalità “normali” di lavoro proposte alla classe. La prospettiva inclusiva implica attuare scelte organizzative e didattiche particolari in classe, cambiando alcune consuetudini per tutta la classe, a beneficio di tutti e di alcuni in particolare.
Un ambiente educativo inclusivo è quindi, prima di tutto, un ambiente che conosce bene i soggetti nella situazione di apprendimento, ne sa valutare le potenzialità e i limiti e sulla base di questi riformula la propria didattica, anche in collaborazione con tutte le risorse disponibili nella scuola e nel territorio.
Alcune pratiche riconosciute come inclusive, cioè in grado di coinvolgere e attivare, nelle potenzialità che ognuno può mettere in gioco, anche coloro cui la lezione frontale non apporta alcun beneficio, sono:
La didattica inclusiva infatti – lo ricordiamo – non lavora sul singolo ma prima di tutto sul gruppo classe. Questo non esclude naturalmente che ogni alunno con BES, portatore di bisogni educativi diversi, possa avere bisogno di momenti individualizzati con o senza uno specialista che lo accompagna nel su percorso di crescita e di apprendimento.
referente BES Daniela Maletta Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.